Tradizione e Innovazione

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Vittorio EmanueleTra i grandi Ospedali attivi in Sicilia, il Vittorio Emanuele II è quello che affonda più profondamente le sue radici nella storia dell’isola. La prima testimonianza certa dell’esistenza dello Spedale di S. Marco (era questa la precedente denominazione del-l’istituto) riporta la data del 1361, mentre un’altra fonte documentale ne farebbe risalire la nascita al 1336.
 
Fondato dal Senato Catanese con il contributo di privati cittadini, iniziava la propria attività nell’area del Foro Lunare ad ovest dell’attuale piazza dell’Università, con delle caratteristiche per l’epoca piuttosto inconsuete. Dalla prima caratteristica, cioè il forte carattere “pubblico” per la prevalenza al momento della costituzione del capitale comunale su quello privato o ecclesiastico, derivavano le successive, cioè il saldo controllo gestionale da parte dell’amministrazione municipale e la mission orientata prevalentemente alle attività di cura e non soltanto alla accoglienza e conforto religioso, cui si limitavano la maggior parte degli ospedali dell’epoca.

La prima parte della sua storia è caratterizzata da una rapida espansione. Le professionalità espresse in quel periodo vengono testimoniate dai risultati ottenuti; infatti alcuni medici operanti nell’ospedale vengono chiamati ad assumere la carica di Protomedico di Sicilia, mentre gli studi di Gustavo e Antonio Branca De Minutis portano alla creazione della tecnica di innesto cutaneo detto “all’italiana”. Il maggiore riconoscimento dell’attività effettuata giunge dal papa Eugenio IV che, nel 1445, dispone con una sua bolla la chiusura di tutti gli ospedali nella zona di Catania e di Aci e, contemporaneamente, la loro confluenza nello Spedale di S. Marco, che vede così accrescere la sua grandezza e influenza. In virtù dei privilegi ottenuti l’ospedale fornisce alla cittadinanza anche alcuni servizi accessori come la macellazione delle carni bovine o la pesatura di merci e nei suoi locali si trova una farmacia aperta al pubblico. La solidità finanziaria dell’istituzione raggiunge livelli ragguardevoli e, nel 1620, la rendita annuale dell’ospedale è superiore di circa 40 volte alle entrate che verranno registrate nel 1937.

Nel 1684 lo Spedale, che intrattiene rapporti di stretta collaborazione con l’Università fin dalla sua fondazione, cambia per la prima volta la propria sede e si trasferisce nella zona di via Teatro Greco, avendo ceduto alcuni locali e pertinenze allo Studio che trova difficoltà a reperire capitali sufficienti alla costruzione di idonei locali propri.

Dopo il grande terremoto del 1693, che provoca oltre diecimila morti nella sola Catania, l’ospedale ha sede provvisoria fino alla costruzione del palazzo Tezzano, realizzato per iniziativa del conte Nicolò, lettore di Chirurgia che tre viceré succedutisi al governo dell’isola tentano invano di convincere a trasferirsi a Palermo. Il nuovo edificio “in quo neque elegantiam, neque amplitudinem desideres”, considerato innovativo per l’epoca e capace di 200 posti letto, apre i suoi battenti agli infermi catanesi nel 1724.

Con il passare del tempo anche questa sede diviene obsoleta. L’ospedale attraversa un periodo di crisi e vede ridurre il numero dei degenti anche se è necessario ricordare che in parte il fenomeno può essere stato dovuto all’attivazione di un programma innovativo per l’assistenza domiciliare agli ammalati bisognosi. Per fornire all’utenza locali più adeguati, dopo approfonditi studi di fattibilità e progettazione condotti in tempi eccezionalmente rapidi, nel 1880 viene inaugurato il nucleo dell’attuale sede. Anche questa volta, come al momento della fondazione, è determinante il contributo economico dell’amministrazione comunale, che però viene concesso a condizione che la nuova struttura venga intitolata a Vittorio Emanuele II.

La storia dell’Ospedale Santo Bambino inizia nel 1782, con la fondazione dell’omonimo Reclusorio per volontà del Canonico Don Francesco Giuffrida Nicotra e di un gruppo di benefattori. Scopo del Reclusorio, nato come Pio Istituto di Carità, era quello di dare ricovero alle gravide nubili, dal compimento del 7° mese di gravidanza fin dopo il parto. Le donne ricoverate potevano anche mantenere l’anonimato e, in tal caso, i loro dati anagrafici venivano scritti in un documento sigillato che poteva essere aperto solo in caso di morte della donna.Vittorio Emanuele

L’Istituto del “S. Bambino” disponeva anche di un servizio di accettazione dei neonati abbandonati, realizzato mediante la creazione della “ruota”, una botola girevole posta nel muro dell’Ospizio.

Nel 1837, per donazione testamentaria del Cavaliere Giovanni Paternò Castello di Bicocca, si aggiungeva all’Istituto l’opera chiamata delle “Ree pentite”, che accoglieva quelle donne che volessero espiare i propri peccati dedicandosi all’assistenza delle ricoverate,  compito che presto fu svolto, in aggiunta delle così dette “monache di casa”.

Con l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale i Presidi Ospedalieri Vittorio Emanuele, Ferrarotto, S. Bambino e S. Marta sono stati accorpati alla USL 35 di Catania, poi individuata come Azienda Ospedaliera con legge regionale n.34/95 ai sensi del D.L.vo 517/93.

A partire dall’ultimo ventennio la nascita di istituti e cliniche è da considerare come la naturale conseguenza dei progressi scientifici e tecnologici che portano alla crescente specializzazione dei medici e delle strutture dedicate alle cure, come pure numerose sono le personalità di rilievo che nel corso degli anni hanno dedicato il loro lavoro al raggiungimento di obiettivi di eccellenza.

E’ passato prossimo il conseguimento di importanti risultati come i primi trapianti cardiaci, di midollo osseo, di cornea eseguiti nell’isola, mentre risale a pochi anni fa l’esecuzione del primo impianto cocleare.